LA TUSCIA, Luci e Colori - FRANCO'S Artist - Pittore- sito ufficiale

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Il mio mondo
Foto di fiori, Francos

La Tuscia....la mia terra

Scrivere della TUSCIA, significa parlare della mia terra, dove sono nato e ho vissuto la mia infanzia.
Capranica, appunto, il mio paese, uno dei sessanta che tutt'oggi compongono la regione della Tuscia.
Ricordi indelebili, la famiglia, gli amici, l'aria stessa che si respira sono parte integrante della mia vita ed al quale resto legato profondamente, al punto di decidere di tornarci a vivere.
Le atmosfere, i colori, le luci dei luoghi hanno accompagnato la mia vita artistica negli anni, trasmettendo più volte, sulle tele, le immagini della mia terra. Ogni angolo della regione è' costellato di memorie storiche e artistiche armoniosamente coniugate con un territorio che tra campi, boschi e laghi è ricco di storia e di leggende, ogni panorama è degno da essere osservato, da rendere la zona tra le più interessanti d’Italia:   
Al giorno d'oggi è la provincia di Viterbo (il cuore della regione) ad essere identificata con nome di Tuscia o "Tuscia viterbese".

Caprarola, Palazzo Farnese
Villa Lante, Bagnaia (VT)

La Tuscia è piena di ville e dimore signorili, costruite dai potenti cardinali di Viterbo. Le più imponenti risalgono al XVI sec., pensate come ville suburbane e destinate allo svago e allo sfoggio dei potenti proprietari. Ne sono un bellissimo esempio Villa Lante a Bagnaia e Palazzo Farnese a Caprarola.
La maggior parte dei paesi della Tuscia ha origini etrusche. I Falisci, per ovvie ragioni difensive, si insediarono sulle estrmità di speroni tufacei. Nel medioevo i signori feudali costruirono qui i loro castelli e palazzi. Le cronache del tempo ci parlano di sanguinose battaglie per il predominio di questa regione, di grande importanza strategica.
I centri urbani hanno un impianto strategico-difensivo. Due esempi interessanti sono Calcata, Capranica e Faleria.

Francos, Cartina della Tuscia

Dai boschi dei Monti Cimini al mare di Tarquinia e Montalto di Castro, dalle campagne di ulivi e vigneti agli antichi borghi ricchi di storia e cultura, dalla millenaria città di Viterbo ai laghi immersi in un' ambiente pressoché incontaminato; questa è la Tuscia: terra accogliente dell'Alto Lazio mèta sempre più ambita da turisti italiani e stranieri cha apprezzano e valorizzano il connubio tra passato e presente.



Lago di vico
Lago di bolsena

CIVITA "la città che muore"

Storia, arte, cultura e tradizioni, sono i requisiti fondamentali di un territorio che sembra quasi essersi fermato in un passato ricco di avvenimenti.
Civita di Bagnoregio è un esempio di meraviglia unico nel suo genere.
Unita al mondo solo da un lungo e stretto ponte, la "Città che muore", ormai da tempo così chiamata a causa dei lenti franamenti delle pareti di tufo, racchiude un ciuffo di case medioevali ed una popolazione di pochissime famiglie. Qui nacque in una piccola casa, ormai da tempo inghiottita dalle frane, San Bonaventura Ministro dell'ordine dei Francescani, filosofo e scrittore, al quale si deve la fama di Civita nel Mondo.
Appoggiata dolcemente su un cucuzzolo, la cittadina sovrasta imperiosamente l'immensa vallata sottostante, offrendo così al turista un incantevole e indimenticabile scenario.

Civita di Bagnoregio

Gli Etruschi

La Tuscia si identifica anche come Etruria, per via degli Etruschi, di cui Tarquinia, città madre dell’Etruria, si identifica con quella del Popolo etrusco.
Il mondo degli Etruschi ha sempre destato molta curiosità fra gli studiosi e non solo. Questo è forse dovuto al fatto che un velo di mistero avvolge la loro origine, la loro vita ed anche la loro scomparsa.
Chiaro e certo è invece lo sfarzo, il lusso ed i piaceri della vita cui erano dediti, tutti aspetti che si ritrovano nella loro arte.

Qui sotto alcuni esempi:

Bomarzo,l'orco
Bomarzo, Nettuno
Statue a Bomarzo

BOMARZO - Il parco dei Mostri o Villa delle Meraviglie

Il Parco dei Mostri di Bomarzo, noto anche come Bosco Sacro nasce nel 1552 come "Villa delle Meraviglie".
E’ un complesso artistico e culturale unico al mondo nella sua particolarità.
Nel 1552 Orsini Creò nella sua tenuta di Bomarzo un labirinto di simboli dove si potesse vagare sino a smarrirsi. Tra statue gigantesche e creature mostruose.
Iscrizioni sui monumenti stupiscono e confondono il visitatore. Forse questa era l'intenzione del principe: (Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son faccie horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi.). Ci sono anche implicazioni morali: (Animus quiescendo fit prudentior ergo). O forse il complesso fu fatto semplicemente "per arte" in un doppio senso della parola (Tu ch'entri qua con mente parte a parte et dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte)
Dopo la morte del Principe Orsini il parco fu abbandonato e dopo secoli restaurato.
Scienziati storici e filologi hanno fatto parecchi tentativi di spiegare il labirinto di simboli,
Sono rimasti, però, talmente tanti misteri che uno schema interpretativo universale, alla fine, forse non potrebbe essere trovato; su un pilastro, però, compare la possibile iscrizione-chiave "Sol per sfogare il core".


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